mercoledì 21 settembre 2011

Samuel Beckett -Aspettando Godot (4)

LadyMarian scritto il Aug 9, 2010

Lungi da me mettere in discussione il valore artistico di questo "play", ma francamente preferisco intripparmi con altri tipi di letture. Per amanti del genere, e per chi pensa che sia affascinante un dialogo tra due persone che aspettano all'infinito chi sa cosa o chissà chi parlando in un gioco di botta e risposta fatti di nonsense (oh ma certo, lo so che il senso dell'opera è proprio questo, ciò che conta è l’attesa, non Godot, perché ci svela il significato dell’esistenza umana, come anche l’inadeguatezza del teatro davanti all’assurdità della vita).
Uff.

http://www.anobii.com/books/016d913ececdd1b9be/?comment=1&sort=6&page=2

Samuel Beckett -Aspettando Godot (3)

Eleclyah scritto il Dec 20, 2009

*ELISA: (dandosi per vinta) Niente da fare.*

Riprendo l'incipit dell'opera per esprimere quel che penso.
NIENTE. DA. FARE.
Non mi piace, e francamente mi stupisco di tutti i commenti entusiastici che ho letto in giro. Compreso quello di Carlo Fruttero:

"Non c'è dubbio che, a un certo livello, Aspettando Godot sia una commedia, e una riuscitissima commedia, per giunta. Sul piano del divertimento si tratta di un vero gioiello, magistralmente congegnato, che non teme di sfruttare a fondo tutte le risorse e le combinazioni di questo «genere» teatrale, dal qui pro quo al doppio senso, dal gag farsesco alla parolaccia di gergo."
Sicuramente il signor Fruttero ne sa molto più di me, ma leggendo la sua prefazione mi è sorto un dubbio: Staremo davvero pensando alla stessa commedia? (che poi, commedia, oddio. Io non mi allargherei troppo...)
Humour? Dove lo vede? Io vedo solo dei personaggi che aspettano qualcosa/qualcuno, e nemmeno loro sanno di preciso cosa/chi aspettano. Passano le giornate progettando di fare cose che poi non fanno, a passare il tempo alla ricerca di qualcosa che nemmeno si danno la pena di cercare; e sono dei personaggi talmente generici, talmente poco caratterizzati che possono rappresentare davvero qualunque cosa. Talmente insulsi (sono pazzi? Sono disillusi? Sono svampiti? Boh!) che si può restare a bocca aperta a fissare le pagine chiedendosi: MA COSA STO LEGGENDO?
Una metafora del mondo reale? Può essere. Ma, ripeto, può essere qualsiasi altra cosa. Un po' troppo generico, mi pare.

Fastidioso il fatto che Fruttero, nella prefazione, faccia continuo riferimento ai romanzi di Beckett. Magari lui li ha letti, ma la sottoscritta non l'ha fatto. In genere si spera che la prefazione chiarifichi l'opera. Questa non lo fa.

Bocciati su tutta la linea.
Beckett e la sua opera, e pure Fruttero e la sua prefazione!


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Samuel Beckett -Aspettando Godot (2)

Raffaele Birlini scritto il Jan 12, 2010

EUSTACHIO: Ti è piaciuto?
FALLOPIO: Per niente.
EUSTACHIO: Come no?
FALLOPIO: È una cagata pazzesca.
EUSTACHIO: Dici così perché non cogli le allusioni.
FALLOPIO: I riferimenti.
EUSTACHIO: I richiami.
FALLOPIO: I riferimenti.
EUSTACHIO: È roba per persone colte, intelligenti.
FALLOPIO: Tipo che se non ti piace sei scemo?
EUSTACHIO: No, solo che bisogna leggere fra le righe.
FALLOPIO: Inventare un significato.
EUSTACHIO: Collocare in un contesto più ampio.
FALLOPIO: Inventare un significato.
EUSTACHIO: Interpretare il messaggio implicito.
FALLOPIO: Inventare un significato.
EUSTACHIO: Insomma non l'hai capito.
FALLOPIO: Ho capito che è una cagata pazzesca.
EUSTACHIO: Ma dai, la politica, la religione, la filosofia.
FALLOPIO: La presa per il culo.
EUSTACHIO: Ma no, c'è tutto un manifesto ideologico dentro.
FALLOPIO: Se dici che fa schifo è come se ti dai dello scemo da solo.
EUSTACHIO: Infatti, per quello piace a tutti.
FALLOPIO: Il conformismo.
EUSTACHIO: Il dibattito culturale.
FALLOPIO: Adeguarsi all'opinione dominante.

EUSTACHIO: L'avanguardia incompresa.
FALLOPIO: Son barboni e psicolesi in due atti.
EUSTACHIO: Ma no, c'è Pozzo, c'è Lucky, tutto un discorso sullo sfruttamento, sulla schiavitù inconsapevole.
FALLOPIO: Godot come attesa del luminoso avvenire.
EUSTACHIO: Il risveglio delle masse. La presa di coscienza di classe.
FALLOPIO: Godot come attesa del luminoso avvenire.
EUSTACHIO: La nuova religione politica come espressione di cristianesimo sociale.
FALLOPIO: Il tutto sotto forma di cagata pazzesca.
EUSTACHIO: No, è che non si può dire le cose in modo esplicito.
FALLOPIO: Bisogna dirle sotto forma di cagata pazzesca.
EUSTACHIO: Così la gente ci arriva da sola, gli spettatori, capisci, la catarsi, l'epifania.
FALLOPIO: E possono sentirsi intelligenti. Tipo un linguaggio in codice per soli intelligenti, che chi non la pensa come noi è scemo e non capisce e ridiamo alle sue spalle.
EUSTACHIO: Esatto, da una parte fa quello che ti reputa troppo scemo da dirti le cose in modo intelligente, dall'altra così intelligente da poterti dire cose intelligenti sotto forma di scemate.
FALLOPIO: Adesso che me l'hai spiegata non mi sembra più una cagata pazzesca.
EUSTACHIO: Bene, adesso dunque ti piace.
FALLOPIO: No, adesso mi sembra una cagata pazzesca, presuntuosa e paranoica.


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Samuel Beckett -Aspettando Godot

zombie49 (27-06-2011)
Due vagabondi si incontrano in un luogo desolato x la promessa di lavoro del fantomatico e invisibile signorotto Godot. Ogni sera un messo annuncia loro che Godot oggi non è disponibile ma verrà domani. Non succede assolutamente nulla. Noia mortale e considerazioni banali e pessimistiche sulla condizione umana. Un centinaio di pagine di peso inversamente proporzionale allo spessore del libro. Commedia dell'assurdo nel trionfo del non senso, premiata dalla critica intellettualoide.
Voto: 1 / 5


http://www.ibs.it/code/9788806062477/beckett-samuel/aspettando-godot.html

Pier Paolo Pasolini - Ragazzi di Vita

Tartful scritto il Aug 5, 2008

Ho provato a leggere le prime 10 pagine e ho dato una sbirciatina a quelle che venivano dopo: è solo storia. Storie storie e storie nude e crude di ragazzi che corrono, esclamano "I mortacci tua!" e depredano tutto ciò che li circonda.

http://www.anobii.com/books/Ragazzi_di_vita/9788811666271/0168c53271dfe1b893/?comment=1&sort=3&page=7

lunedì 19 settembre 2011

José Saramago - Cecità (5)

Fausto Nardi scritto il Mar 29, 2011

Uno dei più brutti libri che mi sia capitato di leggere. Ridondante, ripetitivo, prevedebile, noioso. Vorrebbe essere una parabola e allora ci sono almeno 220 pagine di troppo. Indulge in descrizioni inutili sulle brutture e sulle cattiverie umane, bastano i libri sui lager nazisti e comunisti. Almeno quei racconti sono veri! La lettura di questo libro è proprio stata del tempo buttato, per fortuna dopo le prime 130 pagine ho cominciato a leggerlo in trasversale. Saramago? Una grossa delusione.


http://www.anobii.com/books/Cecit%C3%A0/011594210abf40bf71/?comment=1&sort=6&page=5

José Saramago - Cecità (4)

Lidia scritto il Sep 25, 2008

So di essere assolutamente in minoranza - ma pur sempre in nutrita compagnia - ma devo confessare che non mi è per nulla piaciuto.
Anzi, a dire il vero l'ho trovato insopportabile.
Da una unica, originale ma comunque non strabiliante idea si sviluppa una trama mefitica e lentissima, angosciante e paludosa, dove non succede praticamente niente se non la celebrazione degli abissi dell'infamità umana che, obbligatoriamente, si schiudono non appena l'imprevisto e la paura sconvolgono la società.
Questa posizione nichilista e pessimista sull'essere umano è una delle cose che mi ha più infastidito di questo libro: la trovo di un semplicistico e di un qualunquismo esasperante, tra l'altro in piena contraddizione con le ricerche sociologiche e neurologiche, che ritengono le capacità collaborative tra conspecifici un must adattativo.
Del peculiare stile di scrittura dell'autore, così celebrato, preferisco non discutere, se non per il fatto che mi risulta sgradevole e stridente quanto un'unghia su una lavagna d'ardesia.

http://www.anobii.com/books/Cecit%C3%A0/011594210abf40bf71/?comment=1&sort=6&page=4