lunedì 3 ottobre 2011

Franz Kafka - Il Processo (6)

LaMelaMarcia scritto il Jun 9, 2011

Pro cesso. A noi appassionati lettori spesso capita di affezionarsi ai protagonisti dei romanzi. Ci piacerebbe avere il loro carattere, il loro coraggio, vivere le fantastiche trame per cui sono stati creati: farsi tutte le donne di Henry Chinaski, ad esempio, essere figo come Tyler Durden o aiutare il capitano Achab ad ammazzare finalmente quella dannata balena bianca.
Ma non sempre si subisce il fascino del protagonista, spesso sono dei personaggi secondari a conquistare il nostro affetto: quale donna non vorrebbe essere desiderata come Miriam da Barney Panofsky. Io vorrei essere bello come Febo, e sfido chiunque a non provare simpatia per Sancho Panza o per Watson.
Faccio questa premessa perché ne Il Processo di Franz Kafka, la mia stima è tutta per i due signori grassi e pallidi che ammazzano come un cane Josef K. mettendo fine al romanzo.
Ed è la stessa cosa che più o meno farei io se tornando indietro nel tempo mi trovassi davanti l'autore, Kafka in persona, che dopo avermi abbindolato e affascinato con La Metamorfosi mi ha enormemente deluso con quest'opera.
Ovviamente: mea culpa. Ho letto parecchie recensioni su Il Processo molte delle quali gridano al capolavoro.
Personalmente ho trovato interessanti solo la prima parte in cui K. viene accusato di questo crimine tanto misterioso, le ambientazioni e l'atmosfera cupa e angosciante in cui si svolge la trama. Il resto è di una noia mortale. Lento come la burocrazia italiana e pesante come Giuliano Ferrara.
Del resto se Kafka aveva deciso di non pubblicarlo, perché incompiuto, un motivo ci sarà stato, o no?
Non credo neanche che le mie difficoltà nella lettura di questo testo siano state dettate dalla poca predisposizione al surreale e all'onirico visto che tra i miei scrittori preferiti figurano Saramago e Murakami.

Mi si processi pure, dunque. Ma piuttosto che affrontare un kafkiano processo come quello raccontato in questo libro, mi dichiaro colpevole fin da adesso.


http://www.anobii.com/books/Il_processo/9788804307686/01a5a25010b24fede0/?comment=1&sort=6&page=3

Franz Kafka - Il Processo (5)

Yupa scritto il Jul 5, 2011

Suo malgrado (forse), Franz K. è riuscito a dimostrare che la biografia non fa lo scrittore. La biografia non basta.
Non basta la tubercolosi, non basta lo sfacelo interiore, non basta il "gigantesco senso di colpa" su cui Franz K. si diffonde nella Lettera al padre. Non basta una vita alla rovina per produrre quella strana cosa chiamata arte. Altrimenti il Mondo di arte ne sarebbe pieno, cosa che mi pare non sia.
È un problema, forse, per il Mondo, più facilmente lo è per quei disperati che pur volendo non riescono a dar forma alla disperazione loro; cosa che, se riuscisse, fungerebbe almeno da lenitivo, per quanto forse provvisorio o posticcio (a testimoniarlo la sequela, non breve, degli scrittori suicidi).
La disperazione divora sé stessa, disarticola l'urlo che vorrebbe esprimerla e, nei casi più acuti, lo soffoca, lo riduce a goffo brontolìo di fondo, incomprensibile e ininteressante ai più.

I testi di Franz K., esclusi le raccolte dei racconti, rimangono cantieri aperti, incompleti: così per America, così per il Processo, così per il Castello.
Cantieri aperti dai piloni appena gettati, fondamentate tentate, cumuli di mattoni a formare incerti abbozzi di muri, sempre lì lì per cadere.
Un cantiere può interessare l'ingegnere e l'architetto che voglia indagarne le tecniche di costruzione, ma le messe in opera kafkiane rivelano in ciò che resta unicamente l'inconclusività a cui già erano condannate: chiarissimi in tal senso gli ultimi capitoli del Castello, che vanno ad attorcigliarsi con pena e fatica senza sbocco alcuno in vista.

Una casa allo stato di cantiere difficilmente potrà essere considerata abitabile dai più.
E il lettore, ne fosse pure inconsapevole, è esigente e cinico, egoista. Anche chi non brama il salotto coi merletti o una tavolata imbandita di delizie, richiede comunque mura e tetti privi di buchi, una cucina funzionante, un minimo di servizî igenici. E una volta ottenuta la soddisfazione, quanti riflettono sui lavoranti cascati dalle impalcature per ottenerla? sui suicidî seguiti alle indagini per corruzione edilizia?

I romanzi di Franz K. sono cantieri inconclusi messi in opera da un architetto che -suo malgrado- non riesce a tollerare il conforto di una casa completa, abitabile, una casa nelle cui mura ben fatte siano resi invisibili, cancellati, il sudore e il sangue di chi quelle mura le ha sollevate; se non come vezzo postmoderno: ma mattoni e tubature lasciati in mostra sono là a bella posta, ovvero sono finzione.
Dai romanzi possiamo quindi desiderare e accettare la finzione del dolore, della disperazione, di vite alla rovina o di chi tali cose è riuscito a trasformare in finzione, in forma, in recita. Persino le rotture di avanguardie e sperimentali hanno le loro regole da seguire, o da violare. Condoniamo i film dell'orrore più estremo, ma chi cerchi in rete filmati di torture lo riteniamo mostro.
Il dolore, la disperazione, la rovina, in Franz K., rimangono troppo, massicciamente vere, e finiscono per spezzare in anticipo qualunque tentativo di formare alcunché, sia persino una forma paradossalmente deforme.
Resta solo il niente.
Le sue opere incontrano già nel tentativo di nascere la propria sconfitta, deragliano e si perdono, e alla fine non resta loro che esibire il proprio fallimento, rinchiudendosi nel silenzio.

Per quanto amaro viene persino da pensare: forse aveva ragione, Franz K., richiedendo, una volta scomparso, il rogo di tutti i suoi scritti.


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Franz Kafka - Il Processo (4)

Rrf - www.santaprecaria.com scritto il Jun 9, 2008


non lo finirò mai. ho paura.

E comunque, non l'ho comprato per me ma per regalarlo. Poi ho avuto paura che il destinatario del libro lo leggesse, si cacasse sotto e mi maledicesse per la vita.


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Franz Kafka - Il Processo (3)

MiticaNic scritto il Apr 6, 2009

Purtroppo se non letto immerso nella magica atmosfera di Praga, risulta un pò pesante.
Forse uno dei pochissimi libri che non riuscirò a finire...

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Franz Kafka - Il Processo (2)

Lu_i_gi scritto il Mar 16, 2011

Bisogna partire da un presupposto : i "Grandi" possono scrivere cose piccole. Questo è un caso del genere. Tante erano le aspettative su questo romanzo scritto da uno degli scrittori per me più interessanti del primo '900. Aspettative decadute. Lo scritto "scorre lento", il protagonista - Josef K. - non risulta quasi mai simpatico, nella parte; la scrittura (colpa della traduzione di Landolfi ?) risulta grigia, tediosa come il lunedì mattina di Febbraio; i personaggi che ruotano intorno al condannato spesso appaiono inutili. Un eventuale buon finale non riuscirà a far mutare in me il giudizio su questo romanzo che resta quindi scarso. Non come l'Autore. Da ricontrollare

http://www.anobii.com/books/Il_processo/9788804307686/01a5a25010b24fede0/#

giovedì 29 settembre 2011

J.W. Goethe - Faust (2)

Silently scritto il Apr 8, 2010

No, no, no e no.
Un linguaggio arcaico e ricercatissimo, fastidioso, retorico da far venire le bolle in faccia per il nervoso.
La storia è quello che è, Dio vs Diavolo, ma vince sempre Dio e la sua folta schiera di fanciulletti beati, vergini mistiche e angeli austeri.
E quel povero Diavolo di Mefistofele, (l'unico simpatico, insieme all'uomo torcia, in tutto il libro), viene sconfitto perchè è un cattivone.

E no!
Pure il tripudio degli angeli in colonna nel melenso finale che vorrebbe essere strappalacrime!

Mi ribello totalmente al giudizio imperante: questo libro NON è un capolavoro, è una ruffianeria cattolica poco credibile e totalmente insincera, bigotta e saputella!
E se ciò non bastasse, ci pensa l'aulico linguaggio guarda-quanto-so'-poeta a sfracellarti definitivamente le palle.

http://www.anobii.com/books/Faust/9788804391616/01ac20b34fa86a0a04/#

lunedì 26 settembre 2011

Speciale George Orwell - 1984

1989 vs giacoballa@katamail.com (24-10-2004)
Il libro è discreto; si leggano i classici prima di queste storielle scritte con sufficienza e poco pregevoli nel loro contenuto
Voto: 2 / 5


http://www.ibs.it/ser/serdsp.asp?isbn=9788804507451&rec=161


Pierin0 scritto il Jul 5, 2010

Non ci siamo..quando c'è di mezzo la politica...una noia mortale!
Letto solo un terzo, abbandonato e scaricato nel cesso!


Broccoli Pb scritto il Apr 5, 2008

Bel plagio. Orwell qui scopiazza alla grande da Zamjatin, autore del romanzo antiutopico Noi, scritto tra il 1920 e il 1922 e tradotto in inglese nel 1924. Il soggetto rielaborato (ma neanche tanto) da Orwell a distanza di un quarto di secolo appartiene dunque a uno scrittore sovietico, che denuncia coraggiosamente e dall'interno il regime inviso allo scrittore inglese, il quale con poca fatica si guadagnerà la fama di scrittore geniale proprio grazie a quest'opera.

Nonostante attinga abbondantemente e gratuitamente dal romanzo di uno scrittore russo, Orwell denigra senza motivo la lingua del suo stesso modello. In russo "brutto" si dice "non bello", da molto prima che arrivassero i comunisti, e secondo Orwell la neolingua funziona tale quale il russo.
Sarà forse un esempio di raffinatezza l'inglese, una lingua in cui le "consonanti occlusive" si chiamano "stops".



Thalita scritto il Aug 26, 2010

Non mi va di continuare. Mi ricorda tanto Fahrenheit 451. Non l'ho letto a scuola. E' la prima volta che mi avvicino a questo libro. So che praticamente tutti lo considerano un capolavoro, ma non mi va di leggerlo lo stesso. Preferisco leggere del totalitarismo in libri veri , quelli che descrivono le vite vere di coloro che il totalitarismo lo hanno vissuto e patito. Non ho voglia di andarmi a perdere in una Londra immaginaria, quando posso avere tutto il totalitarismo del mondo nelle testimonianze di tanti sopravvissuti veri .


Reshep scritto il Apr 28, 2010

Se si esclude il suo senso premonitore, il suo voler "metter in guardia" su un determinato tipo di politica e di controllo delle masse non rimane molto. Orwell fa di tutto per rendere 1984 un libro pesante, prevedibile e noioso con una conclusione ovvia già ad un centinaio di pagine dal termine dello stesso. Sono stato più volte sull'orlo dell'abbandono, continuando a leggerlo solo per amore della letteratura e per timore d'aver affrettato il giudizio, ma forse mi sarei risparmiato del tempo e grandi dosi di noia.

Una stella in meno per avermi costretto a leggere una quindicina circa di pagine tratte direttamente dal "libro di Goldstein", ossia una ripetizione quasi ossessiva degli stessi concetti, tra l'altro già espressi dal protagonista in precedenza.

Mi aspettavo di più, molto di più.


Aludra scritto il Jun 10, 2009

Forse perchè la mia era una edizione degli anni '60 e quindi scritta in un italiano un po' aulico, forse perchè di questo libro avevo sentito molto parlare sia nel corso di letteratura inglese che italiana...non so...ma veramente è stato un peso arrivare alla fine...tra abbandoni e riprese ho impiegato 3 anni per finirlo...


Matteo Mainardi scritto il Aug 14, 2008

Certo, un classico e quindi da rispettare perchè entrato nel cuore di molti lettori. La mia impressione? Bè, un po' di delusione me l'ha lasciata. Lo credevo un libro dalla trama più complicata e dale idee particolari invece... ci sono dei passaggi che non tornano secondo un filo logico e lo scrittore insiste troppo sempre sugli stessi concetti.
Un libro degno di essere letto tutto sommato, ma sicuramente non sarà annoverato tra i miei preferiti.


http://www.anobii.com/books/1984/9788804507451/00b06ee0c095a4d7e1/?comment=1&sort=6&page=5


VittorioC scritto il Aug 31, 2011

Non sono mai stato un gran fan del popolare romanzo di Orwell. Preferisco di gran lunga i suoi reportage, soprattutto Omaggio alla Catalogna. Ho sempre trovato 1984 poco persuasivo e non condivido il suo profondo il pessimismo senza via d'uscita. Alla fine del libro si assiste allo sterminio della specie umana. Ogni protesta deve concludersi nella stanza 101. Eppure non vi è mai stata in tutta la storia del mondo una dittatura così opprimente da impedire qualsiasi forma di dissenso. Storie di vita carceraria provenienti da terre remote lo testimoniano anche nelle ore più buie del pericolo fisico, della sofferenza, della paura, della morte. Mi viene in mente, per esempio, l'opera del poeta Osip Mandel'stam che è riuscita a sopravvivere sotto i soviet grazie al coraggio e al costante esercizio di memoria della sua donna, Nadezda, poiché lasciare un testo scritto sarebbe stato un suicidio. E mi piace molto, rispetto a 1984, il finale del film Fahrenheit 451, quando Montag e Clarisse si ritrovano finalmente nella città degli uomini-libro, dove ci sono uomini che imparano a memoria i libri per trasmetterli alle generazioni future. Si bruciano i libri? Impariamoli a memoria. Orwell non parla di uno Stato di controllo, ma piuttosto di uno stato transitorio che porta allo sterminio totale. Se si controllano completamente gli individui, loro smettono di esistere. A quale potere potrebbe mai servire? I dittatori, per quanto si fatichi a crederlo, sono uomini. Finché un uomo non può accumulare nelle sue mani abbastanza forza fisica da dominare tutti gli altri, egli deve dipendere dai suoi aiutanti. Anche il più potente tiranno dipende dalla sua polizia segreta, dai suoi accoliti e dai suoi carnefici. Il Grande Fratello di Orwell è una bieca semplificazione.


Herta Vus Tzug Anzzilol scritto il Mar 27, 2011

sarebbe un capolavoro,ma nel 1984 non è successo nulla di tutto questo.5 per stelle per contenuti.1 stella per aver toppato clamorosamente nelle sue previsioni fantascientifiche.


http://www.anobii.com/books/1984/9788804507451/00b06ee0c095a4d7e1/?comment=1&sort=6&page=6


MoonlightShadow scritto il Sep 10, 2010

Da tutti è stato definito quasi il romanzo per eccellenza più meraviglioso che sia stato scritto.
A me è sembrata geniale l'idea di fondo di Orwell. Ovvero l'impostazione di tutto il romanzo. Ma non mi è piaciuto come è stato scritto. In alcuni tratti è pure vomitevole e troppo forte.
Non mi ha per nulla esaltata.
Io non ne capisco il motivo, ma tutti i romanzi che gli altri trovano esaltanti, in me provocano solo ripudio. Anche "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez, è piaciuto a tutto il mondo, invece per me è stato uno dei libri più brutti che abbia letto. Boh ... de gustibus?!


shamrock scritto il Sep 3, 2010

fa un po' strano anche a me dare 3 sole stelle a quello che è ritenuto un capolavoro assoluto della letteratura. Ma al di là della storia, assolutamente geniale, ho avuto molta difficoltà a seguire lo stile narrativo. Inoltre mi porto ancora dietro un certo senso di "manca qualcosa". Credo avrei preferito una ancora maggiore caratterizzazione dei personaggi e delle loro storie personali, piuttosto che la descrizione al minimo dettaglio di ogni aspetto relativo al partito, alla psicopolizia ed all'organizzazione in generale dell'Oceania. Funzionali per descrivere i fatti, naturalmente, ma davvero troppo prolissi per me.


Rumble_Fish scritto il Sep 2, 2010

Ma chi ha voglia di sciropparsi il libro di Goldstein presente in 1984?

Notevole, ti cattura, ti angoscia, ti apre gli occhi e tutto il resto ma dopo aver visto Brazil questo libro rientra nella categoria di quei Libri Che Puoi Fare A Meno Di Leggere


Graf Andreas Schmidt von Bohlen und Halbach scritto il Jul 3, 2010

Mi sono sempre chiesto ...

... se Orwell non avesse paura della sua stessa ombra a volte.

Posso capire l'anticomunismo.
Come posso capire il periodo.
Purtuttavia una visione così pessimistica di un futuro prossimo è una palese minchiata.
Non posso neanche dire che questo scritto sia un monito, perché non credo in una umanità fatta sostanzialmente di idioti che aspettano di morire e nel mentre mangiano, defecano e scopano (non necessariamente in questo ordine). In realtà, al pari dell'evoluzione biologica, l'evoluzione sociale è nell'aria, è quel sottile universo in cui siamo immersi, quella radiazione di fondo, che assorbiamo nel momento in cui nasciamo e per forza di cose giacché la vita è mutamento (se così non fosse continueremmo a fracassarci i crani con le clave), cambia anche la società.
Un Hitler 2, o Stalin 2, con le modalità medesime, è una cosa che ritengo altamente inverosimile.


http://www.anobii.com/books/1984/9788804507451/00b06ee0c095a4d7e1/?comment=1&sort=6&page=7