martedì 27 maggio 2014

Miguel de Cervantes - Don Chisciotte (2)

Paolo (31-08-2012)

Sforza una comicità le cui basi si fondano su di una satira estrema rivolta ai romanzi cavallereschi. Nessuno slancio, nessun insegnamento. Un libro insulso, costituito da una quantità di pagine che tentano di dare al libro un' importanza che non ha. Per quanto mi sforzi non riesco ad apprezzarlo; leggendolo, mi par di perdere il mio tempo. Paolo

voto: 1 / 5

fonte: ibs

lunedì 26 maggio 2014

Agota Kristof - Trilogia della città di K. (6)

Andrea (23-03-2009)

Un libro brutto. Personalmente, apprezzo molto i libri quando o hanno una trama originale e ben articolata con personaggi adeguatamente caratterizzati o esprimono una poesia in grado di emozionare e coinvolgere pur in presenza di una trama magari banale e poco sviluppata. Quando poi le due cose si combinano, allora per me il libro assurge a capolavoro. Qui non c'è nulla. La trama è scarna e inutilmente incomprensibile. La poesia latita lasciando spazio ad uno stile poco scorrevole e ad un'atmosfera creata a tavolino per cercar a tutti costi un'originalità che resta artificiale e mai spontanea. Il libro parte bene e la prima parte è forse la meno peggio delle tre, poi però annoia mortalmente, tanto che ancora non l'ho finito e non so se lo finirò.

Voto: 2 / 5

fonte: anobii

sabato 24 maggio 2014

Joseph Conrad - I capolavori

Monsa (06-01-2010)

Scadono i diritti d'autore e le case editrici si lanciano a capofitto sui grandi classici pubblicando, a destra e a manca, presunti capolavori della letteratura. Joseph Conrad era stato uno delle mie tentazioni giovanili: in tenerissima età lessi "Il duello"; su un disperato regionale per Madrid, con solo pane, cipolle e sale da mangiare, per tre volte tentai e per tre volte fallii "Cuore di tenebra".
Con il trascorrere degli anni ero certo che su Jospeh Conrad avrei finito per ricredermi: naturalmente non è stato così. Conrad è uno scrittore di una noia epocale che scioglie nei suoi mille aggettivi anche le poche cose buone della sua prosa astrusa. Polacco di nascita ebbe la presunzione di scrivere in inglese senza avere degli scrittori inglesi il dono della sintesi. Le sue storie sono allungate come il peggior vino dei Castelli, ogni personaggio offre il fianco ad insopportabili digressioni, fatti del tutto irrilevanti sono occasione di perturbamenti dello spirito profondissimi ma, al giorno d'oggi, così insignificanti che si stenta persino a seguire il filo della storia. Scrittore romantico per eccellenza Conrad segnò, proprio del romanticismo, la insperata fine pubblicando gran parte della sua produzione in pieno novecento. Datato come la sedia a dondolo del nonno che nascondiamo in soffitta Conrad è una lettura obbligatoria solo per chi ricopre la cattedra di Magnifico Docente di Storia della Letteratura all'Università di Tubinga. Tutti gli altri possono serenamente accontentarsi dei riassunti della quarta di copertina.
Ah l’ottocento, che noia mortale!

voto: 2/5

fonte: anobii

venerdì 23 maggio 2014

Kurt Vonnegut - Mattatoio n. 5 (5)

Monsa (30-09-2010)

Ennesimo abbaglio della letteratura militante. Non a caso Feltrinelli, il peggiore editore di Italia, continua a ristampare questo libro senza pietà. Mattatoio n.5 è una storia squinternata e mal scritta che nulla ha a che vedere con quanto, per comodità ed interesse politico, è stato cucito addosso a questo libro negli anni successivi alla sua pubblicazione. La trama, di pura fantascienza, culmina (si fa per dire) con il bombardamento angloamericano di Dresda cui Vonnegut assistette durante la seconda guerra mondiale. L'inutile massacro di civili tedeschi (fatto a guerra praticamente finita solo per dimostrare a Stalin la potenza di fuoco degli Alleati) non salva dalla mediocrità questa opera di Vonnegut, largamente sopravvalutata e ancor più strumentalizzata. Tipico libro da Feltrinelli.

PS: IBS ha rifiutato di pubblicare questa mia recensione. A chi sta pensando: "ha fatto benissimo" suggerisco di rileggersi Voltaire.

voto: 1/5

fonte: anobii

giovedì 22 maggio 2014

Winfried G. Sebald - Austerlitz (2)

Monsa (19-01-2014)

Il capolavoro è brutto e c'è poco da fare. In sè la storia narrata da Sebald sarebbe anche interessante: il vecchio professore Jacques Austerlitz, appreso di essere stato adottato da una famiglia inglese nel 1939, va alla ricerca delle sue radici muovendosi tra Praga e Parigi. Troverà poco e niente perchè l'olocausto ha spazzato via la sua come quella di milioni di altre famiglie ebree. Lo stile di Sebald è, però, troppo analitico, pedante e prolisso per lasciare vero spazio alla vicenda. Il lettore si perde dietro paragrafi che sono solo raffinati elenchi di cose e/o oggetti perduti ma niente emoziona o appassiona sul serio. E' un vizio tutto tedesco – Thomas Mann è riuscito a rovinare la "sua" morte a Venezia – quello di interpolare il testo con delle colte digressioni ma, in questo modo, l'unica cosa che si ricorda è il narcisismo dell'autore: alla sua smisurata cultura si plaude un po' inebetiti ma, nella realtà dei fatti, non si impara niente e si perde di vista il filo della storia. Se fosse stato lungo quarantacinque pagine questo racconto sarebbe stato un capolavoro, o quasi. La ricerca delle radici inizia, invece, solo a pagina 150 e si trascina fino a pagina 315 con dottissime dissertazioni di architettura civile e militare che rimandano alle parti peggiori del Viaggio in Italia di Guido Ceronetti. Allungato come il brodo di tacchina che ti servono al ristorante il 27 di dicembre pochi libri, come Austerlitz, confermano i miei dubbi in merito alla sopravvenuta morte della letteratura d'autore.

voto: 2/5

fonte: anobii



mercoledì 21 maggio 2014

William Shakespeare - Macbeth (2)

Laguna3 (22-08-2012)

Opera minore. Sicuramente si tratta di un'opera importante (e maledetta), la storia è abbastanza avvincente per quanto sostenuta da una trama abbastanza inconsistente e difficilmente giustificabile, piuttosto pretestuosa per quanto veritiera. Reputo il dramma scozzese una spanna inferiore ad altre opere celebri del caro Shakespeare, vedi Amleto. Mi aspettavo forse qualcosina in più.

voto: 3/5

fonte: anobii

martedì 20 maggio 2014

Dino Buzzati - Il deserto dei tartari (4)

Antonio (11-02-2008)

Ci sono capolavori che giacciono in un cassetto per esser rivalutati postumi e romanzi modesti che si vuol, a tutti i costi, far passare per opere d'arte. Il Deserto dei Tartari appartiene a questa seconda categoria. La scuola può far danni come la religione! Perchè romanzi come quello in esame passano alla storia? Sono convinto che sia la società ad inculcare concetti errati nel giovane e lo costringa a pensarla in un determinato modo. Crescendo poi, fortunatamente, qualcuno riesce a liberarsi dai condizionamenti e nuotare controcorrente. Leggete il Deserto dei Tartari liberi da condizionamenti e lo troverete un romanzo che di speciale non ha nulla. Semplicemente racconta la vita per come la conosciamo. E' questo un motivo sufficiente per farne un capolavoro?

Voto: 2 / 5

fonte: ibs